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Newsletter 4 / Settembre 2012 Archivio dlle newsletter

Lobacevskij, chi?
Il mondo dell'economia è un mondo totalmente psicologico, fintamente razionale. Perché l'uomo non è razionale... è semplicemente pieno di assiomi con razionalità limitata. 
E questi assiomi non si possono criticare finché funzionano e soprattutto in contesti caratterizzati da una certa stabilità. 

Ma la stabilità oramai è solo un mito!

Così è per ogni altro ambito umano. 
Pensate alla geometria. Fino al 1829, si vivevano sonni tranquilli: tutto era basato sulla geometria di Euclide. Poi, un certo Lobacevskij ci mise lo zampino e mise il primo gradino delle cosiddette geometrie non euclidee: la somma degli angoli interni di un triangolo poteva essere minore di 180°.

Questo rappresentò un cataclisma per la comunità degli euclidei, ma alla fine, la razionalità su cui si fondava il metodo euclideo venne messa in discussione. Era sì razionalità, ma pur sempre una razionalità limitata a certi contesti: in questo caso le superfici piane. E si aprirono spazi sconosciuti e fecondi per l'umanità.

Oggi l’economia occidentale è sconvolta. Nessuno ha più sicurezze. Gli Stati stessi - questi colossi d'argilla - tremano di fronte alle decisioni di pochi inarrestabili.
E tutti stanno ragionando su come tenere in piedi questa logica euclidea. 
Ma non possono che ragionare in modo euclideo. 
E' la sola logica che si conosce. 
E’ tempo che s’inventi una geometria economica non euclidea. Una geometria non basata sulle logiche attuali. 

Ma non si possono inventare nuovi assiomi da sostituire ad altri. Sarebbe illusorio. 
Qualcosa costruito a tavolino, figuriamoci. 

Come disse Lobacevskij, "la geometria debba essere fondata non più su enti ideali (punto, retta, piano), bensì su oggetti geometrici più tangibili e più vicini alla nostra esperienza sensoriale (per esempio i corpi solidi). Questa fisicità porta a considerare vere solo le affermazioni che possono essere verificate sperimentalmente".

Sperimentare ovvero aprirsi allo sconosciuto, aprirsi all’improbabile, lasciar andare modelli e assiomi.

La logica sistemica e l'auto-osservazione sono gli unici strumenti non euclidei a disposizione della comunità manageriale o meglio di quei manager che lasciano cadere la loro illusione più forte: quella di sapere come si fa.

Bisogna entrare in una logica del non sapere! 

Sì, qualcuno ricorda che Socrate l'ha già detto: "io so di non sapere". Purtroppo, Socrate si porta l'etichetta di filosofo e questo lo potrebbe tenere lontano dall'interesse del manager.

Sapere di non sapere comporta insicurezza e disagio.

Ma questo tipo di insicurezza e di disagio sono di gran lunga più fecondi dell’insicurezza vera (malcelata in tante dichiarazioni egoiche) e del disagio certo (sempre più accentuato) in cui il manager (e un po’ tutti) stiamo vivendo.

Oggi il detto: “chi lascia la via vecchia per quello nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova” non vale più.

Oggi bisogna battere strade sconosciute. 
Ci vogliono intraprendenza, coraggio, cuore aperto, e una grande apertura mentale. Gli assiomi che ci hanno condotto fin qui non valgono più; dobbiamo sperimentare la meditazione e l’approccio sistemico.
Strumenti indispensabili perché il manager vada dentro di sé.

Come ha fatto Lobacevskij.

Che ne dite, secondo voi, lo ha fatto?
 
 
 
   
 
   
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